Ai sensi delle Nuove Linee guida del Ministero della Salute del 28/03/2013, relative alla pubblicità sanitaria concernente i dispositivi medici, si avvisa l’utente che le informazioni ivi contenute sono esclusivamente rivolte agli operatori professionali
API standard per la Sanità

Perché pratica in presenza e pratica da remoto faticano a coesistere in un’unica piattaforma? 


L’approccio comune di chi progetta e sviluppa software, anche per uso clinico, è spesso quello di costruire sistemi autoconsistenti, replicando cioè funzioni che già coesistono in altre piattaforme ed al più prevedendo un livello di interoperabilità che si integra con restanti sistemi ospedalieri o territoriali. Chi scrive ricorda “frenetici” Connectathon (eventi di interoperabilità e   certificazione delle applicazioni) dove, dopo parecchi tentativi, si riusciva a far parlare tra loro sistemi diversi attraverso protocolli standard che però avevano lo svantaggio di essere difficilmente portabili nel mondo reale.

Questo modello di lavoro, non è soltanto un “bias” culturale di chi il software lo progetta e sviluppa, ma anche l’esito di un mercato estremamente frammentato sia in termini di operatori economici che di esigenze delle stazioni appaltanti od in generale della clientela.

In verità, alcune di queste caratteristiche sono in fase di mutamento. La spinta maggiore viene probabilmente dal PNRR, che sta razionalizzando ed aggregando la domanda e che quindi porta a restringere il numero di player in grado di rispondere alle rinnovate esigenze di mercato. Nel contempo stanno nascendo, ed è fondamentale che questo avvenga, nuovi processi e modelli di cura al fine di sfruttare le moderne tecnologie, tra cui la telemedicina è sicuramente una delle principali.

Crediamo che questo sia il momento opportuno per chiedersi perché la stessa pratica medica che avviene in “presenza” debba essere acceduta da una diversa piattaforma quando la stessa pratica avviene da “remoto”. Infatti in un flusso di lavoro clinico, un medico o un infermiere possono operare in presenza o in remoto ma, distanza a parte, non cambia la sostanza di ciò che devono svolgere. L’esempio è quello della visita, che nella Cartella Clinica tradizionale è gestita limitatamente al caso in cui questa abbia luogo fra le mura di un ambulatorio o studio medico ma che diventa oggetto di una piattaforma separata qualora sia “televisita”. 

La scelta che in Connect Informatics riteniamo più efficiente ed attuabile in questo momento storico è quella di realizzare dei motori di telemedicina, dotati di API standard, che possano fungere da producer lasciando il ruolo di consumer alle cartelle cliniche.  Per altro, l’evoluzione della Piattaforma Nazionale di Telemedicina sembra andare in questa direzione e potrebbe con il tempo costituire uno standard de facto almeno a livello italiano.  


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